Mancano poco più di 15 mesi per il completamento delle case e degli ospedali di comunità, CGIL Messina lancia l’allarme in quanto, secondo il sindacato, è stato speso solo l’8% dei 48 milioni stanziati; questo significa, ha dichiarato il segretario Pietro Patti che, “o si accelerano i tempi di esecuzione, o si rischia di non vedere completato quanto programmato”.
Pietro Patti, ha lanciato un altro allarme “rappresentato dalla mancanza di medici e di infermieri; per questo motivo, è stato chiesto alla Regione Siciliana un piano straordinario di assunzioni”. Purtroppo, ha proseguito Patti, “in Sicilia il servizio sanitario è ancora tutto incentrato sugli ospedali a discapito dei servizi territoriali; questo significa che non si riesce ad offrire un’assistenza ospedaliera adeguata e soprattutto, il sistema collassa per l’eccessivo intasamento dei nosocomi”.
Pietro Patti insieme a Stefania Radici, segretaria confederale con delega al welfare hanno presentato i dati ufficiali inseriti nella piattaforma ministeriale di monitoraggio ReGIS, secondo i quali, “a Messina delle 21 Case di Comunità, finanziate ben 8 non hanno ancora visto la luce; per i 6 Ospedali di Comunità, i lavori sono iniziati ma la spesa rendicontata ammonta solo al 5,9% della somma stanziata”. I due sindacalisti hanno comunicato che “delle 21 Case di Comunità previste, 9 hanno la funzione di Hub centrale, con una presenza medica 24h su 24, 7 gg su 7, ed un bacino potenziale di utenza pari a 40-50 mila abitanti, e 12 hanno la funzione di Spoke o diramazione periferica/articolazione territoriale collegata all’hub di riferimento, con una presenza medica 12h al giorno, 6 giorni a settimana”.
Per quanto riguarda gli Ospedali di Comunità, queste strutture sono destinate a ricoveri brevi per interventi a bassa intensità, strutture intermedie tra l’assistenza domiciliare e l’ospedale, con la finalità di evitare ricoveri impropri o di favorire dimissioni protette in luoghi più idonei al prevalere di fabbisogni sociosanitari, di stabilizzazione clinica, di recupero funzionale e dell’autonomia. Garantiscono le cure intermedie per tutte quelle persone che non hanno necessità di essere ricoverate in reparti specialistici, ma necessitano di un’assistenza sanitaria che non potrebbero ricevere a domicilio.
Patti ha informato che “ne è previsto 1 ogni 100.000 abitanti, a Messina sono in tutto 6, ed ognuno di essi deve essere dotato di 20 posti letto”. Proseguendo Patti e Radici si sono soffermati “sull’assistenza sanitaria territoriale, attiva insieme all’Assistenza Domiciliare Integrata; si dovrebbero implementazione le Centrali Operative Territoriali e la Telemedicina per un migliore supporto ai pazienti cronici”.
Con riguardo alle Centrali Operative Territoriali, hanno affermato Patti e Radici, “il PNRR ha finanziato la realizzazione di 7 COT, ossia centri che coordinano i servizi domiciliari con gli altri servizi sanitari, assicurando l’interfaccia con gli ospedali e la rete di emergenza-urgenza”. Nel territorio di Messina, ha dichiarato Patti, “le COT sono state tutte collaudate”. Queste strutture sono importantissime per riorganizzare e rafforzare l’assistenza sanitaria territoriale in un’ottica di prossimità ed integrazione/complementarietà tra servizi. Garantiscono la presa in carico e l’assistenza immediata di chi ne ha bisogno, con particolare attenzione ai soggetti fragili e i pazienti cronici, sgravano i pronto soccorso dai casi meno gravi e gli accessi inappropriati, liberano posti negli ospedali per i pazienti acuti che hanno necessità di cure intensive ed interventi, favoriscono dimissioni protette per i pazienti che necessitano cure intermedie prime del ritorno a casa e sono presidi territoriali che possono lavorare molto sulla prevenzione ed il benessere individuale e sociale della comunità.
A conclusione del focus Pietro Patti ha lanciato un appello affinché, tutti i soggetti attivi sul territorio,
“lavorino perché Messina non diventi un deserto di diritti ed opportunità, non è possibile sprecare l’occasione di utilizzare le risorse a disposizione, ordinarie e straordinarie, in maniera piena e adeguata, con l’obiettivo di accrescere i servizi, colmare i divari ed accompagnare nei territori processi di rilancio e sviluppo sostenibile, che diano nuove prospettive a chi vi abita”.